Ma
sì... avete presente “Il gabinetto del dottor Caligari”?
Quel film muto del 1920 diretto da Robert Wiene e considerato il
simbolo del cinema espressionista?
Forse non siete stati così arditi – e come darvi torto – da sciropparvene la visione, di certo però i cultori della saga del ragionier Ugo ricorderanno che ne “Il secondo tragico Fantozzi” il protagonista ottenne il posto di lavoro grazie ad un paraculo elogio di questa pellicola.
Forse non siete stati così arditi – e come darvi torto – da sciropparvene la visione, di certo però i cultori della saga del ragionier Ugo ricorderanno che ne “Il secondo tragico Fantozzi” il protagonista ottenne il posto di lavoro grazie ad un paraculo elogio di questa pellicola.
L'esilarante
colloquio d'assunzione era andato pressappoco così:
Professor
Guidobaldo Maria Riccardelli:
Le piace il cinema espressionista tedesco?
Fantozzi:
È il grande amore della mia vita e voglio in questa sede ricordare i
grandi maestri Murnau e Robert Wiene, di cui tutti noi non possiamo
fare a meno dell'irrinunciabile capolavoro Das Cabinet der Doktor
Caligarissssss!
Prof.:
[…] E chi è David-Llewelyn-Wark Grft?
Fantozzi:
Non...
Prof.:
Grft!
Fantozzi:
Non s... non sento.
Prof.:
GRFT!
Fantozzi:
Griffith! Griffith... è il padre del cinema americano. Io lo adoro,
è come se fosse mio padre, sa, dottore?
Prof.:
Bene, giovanotto. Lei è dei nostri!
A
proposito di colloqui di lavoro, recentemente la Bbc
ha stilato una sorta di elenco per garantire quello perfetto,
affidandosi all’esperienza di una abile selezionatrice di una
agenzia newyorkese, tale Lauren
Ferrara, e sfornando
sette consigli da tenere bene a mente.
Punto
numero uno: arrivare in
anticipo di almeno un quarto d'ora (che per una ritardataria cronica
quale sono io, equivale già ad una partenza in salita).
Seconda
regola: non improvvisare.
È
fondamentale essersi studiati a tavolino l'interlocutore, l'azienda
che rappresenta e il posto che si ambisce ricoprire. Solo così –
assicurano – è possibile rispondere correttamente alle classiche
domande tipo «Mi parli di Lei», «Quali sono i suoi obiettivi» e
menate varie.
Quarto
punto: tenere sotto
controllo l'ansia, ricordando che tamburellare nervosamente sul
tavolo per tutta la durata del colloquio potrebbe innervosire anche
l'ipotetico datore di lavoro.
Sesta
regola: ringraziare, con
una mail o una nota scritta.
Settimo
e ultimo consiglio: scegliere l'abbigliamento giusto, con
particolare attenzione per le scarpe. Al gentil sesso la Ferrara
consiglia un paio di tacchi alti ma comodi, capaci di infondere molta
fiducia.
Ora,
non è per contraddire la Bbc ma io dei sette punti di cui sopra non
ne ho rispettato nemmeno uno nel mio primo colloquio di lavoro, che a
ben vedere più che un serioso abboccamento sembrava una gaia
scenetta tratta dalla migliore commedia degli equivoci, eppure, non
so grazie a quale santo in paradiso, sono riuscita a portare a casa
uno dei più prestigiosi lavori che ho fatto sinora.
Io
in quella autorevole fondazione culturale dovevo solo passare a
lasciare il curriculum in segreteria. Dopo venti minuti di
anticamera, visibilmente scazzata, ho dato un
eloquente saggio del Nico Giraldi (nella foto immortalato in una delle sue pose più signorili) che alberga in me.
Il triviale sproloquio, sebbene a bassa voce, ha richiamato
l'attenzione del compito presidente che si trovava a transitare di lì
per caso.
Al
suo confronto, Miranda Priestly de “Il diavolo veste Prada” era
una donna di burro.
Pronti
via, alla vista del mio abbinamento cromatico-lesivo (nonostante
siano passati più di dieci anni, ancora ricordo che indossavo con
l'encomiabile coraggio dei vent'anni un abito azzurro evidenziatore
impreziosito da una sciarpa sul giallo limone dall'effetto
catarifrangente assicurato), l'elegante Mega Direttore Galattico (per
restare sempre in termini fantozziani), piacevole come la
congiuntivite, ha risposto con un coreografico sollevamento
di sopracciglia.
Non
potevo partire peggio.
Dopo
aver messo a dura prova la mia pazienza con un pistolotto
interminabile sulla presunta inutilità della mia laurea in lettere
con indirizzo filologico e dopo avermi ammorbata per un'ora sulla
necessità di conoscere invece a menadito la politica monetarista di
Einaudi (proprio in stile Guidobaldo Maria Riccardelli), l'esimio
presidente – alto come un nano da giardino, riporto scarmigliato e
un'inconfondibile fiatella di aglio che mi stava facendo diventare
gli occhi azzurri – mi ha stretto la mano e mi ha indicato come
guadagnare l'uscita.
In
tutto questo, dopo una strenua quanto vana difesa del mio curriculum
vitae, sono riuscita a
distruggere la molla della mia penna a scatto a forza di giocarci
nervosamente, non credo di aver inalberato nemmeno mezzo sorriso e
nell'atto di alzarmi gli ho anche incidentalmente centrato il menisco
con un calcio.
Per
farla breve: esco da quell'ufficio come un reduce dalla campagna di
Russia, mi trascino fino a casa e chiudo per tre giorni qualsiasi
tipo di contatto col mondo esterno. Quando riapro la mia casella di
posta elettronica, trovo un'ampollosa mail nella quale il Nostro
decantava «l'ammirevole aplomb» – cito testuali parole – con
cui avevo saputo tener testa alle sue provocazioni e mi proponeva di
occuparmi dell'edizione di una serie di pubblicazioni esclusive.
Mezz'ora
dopo stavamo già firmando il contratto.
Per
dire che alle volte forare qualche gomma non equivale necessariamente
a un fallimento.
P.
S. = Per quanto riguarda il settimo punto del vademecum della
Bbc, se volete essere sicuri di avere ai piedi delle scarpe fighe
e comode – binomio non facile da trovare – vi consiglierei di
buttare un occhio qui, http://www.barberabiella.com...
tanto più che non dovete nemmeno abitare nei pressi di Biella!


