Il
6 settembre del 1975 era una splendida giornata di sole, si sarebbe
detto più di uno scampolo di estate che un assaggio di autunno.
Neanche una nuvola all’orizzonte...ma verso le sette e mezzo di
sera un gran nubifragio – stando ai racconti dei presenti al
lieto evento – si è abbattuto sul Biellese, black out generale
nella clinica dove mother Angel aveva deciso di farmi venire alla
luce, un gran corri corri attorno alla partoriente sopraggiunta
proprio in quel fortunato frangente. Io sono nata alle sette e
quarantacinque. Qualcosa vorrà pur dire.
Da
bambina infatti ero un piccolo uragano. A pettinare le bambole
e alla produzione di dolciumi poco commestibili e dall’odore di
frenata di camion con il “Dolce Forno” (che all’epoca andava
per la maggiore tra le mie coetanee) ho sempre preferito giochi più
mascolini. Come ad esempio improvvisare gare nel parco della scuola
elementare del paese su pseudo macchinine formate da pezzi di legno
assestati alla meno peggio su pattini a quattro ruote (e poco
importava se il prezzo da pagare era sverniciarsi ginocchia, gomiti
ma soprattutto la faccia sul pietrisco... vuoi mettere l'orgoglio di
sfoggiare cicatrici – una delle quali peraltro sull'occhio
sinistro, a imperitura memoria delle mie eroiche gesta –
prestigiose quanto medaglie di guerra!).
Morale:
anche crescendo, sono sempre stata un maschiaccio e ho
continuato a fare gran parte delle cose che facevano i ragazzi tipo
impennare col motorino, giocare a calcio, tirare i leva, andare allo
stadio (no, tranquilli: alle gare di rutti mi sono fermata
prima).
Era
quindi abbastanza scontato che il mio super amico (dai 10 ai 25 anni)
fosse di sesso maschile: Alberto, anzi l'Albertino (con
articolo e diminutivo compresi nel prezzo).
Lo
difendevo dagli agguati dei compagni di classe (come si può intuire
dal nomignolo, non si distingueva per prestanza fisica) che
approfittavano del suo fisico gracilino per combinargliene d'ogni,
facevamo i compiti insieme, guardavamo i cartoni e poi giocavamo ad
emulare la Stella della Senna e il Tulipano Nero... insomma, eravamo
inseparabili ma poi arriva una certa età in cui, complici
imprevedibili tempeste ormonali, l'amicizia inizia a zoppicare da
una delle due parti e all'Albertino il ruolo di confidente
(soprattutto se le confidenze ruotavano attorno a strambi ragazzi
dietro ai quali io sbavavo senza ritegno) inizia a stare stretto.
Dall'esternazione
di quel suo malessere alla fine della nostra frequentazione il passo
fu breve, brevissimo.
Avevo
cominciato a figurarmi un amico immaginario con cui parlare, quando
un bel giorno nel condominio dove vivevano i miei genitori si
trasferisce Gloria... avete presente quella tessera del puzzle
che proprio mancava per completare il tutto? Ecco: lei.
Ora
potrei citare poeti, scrittori, cantanti e via dicendo che
sull'amicizia hanno scritto e detto verità indiscutibili o
considerazioni strappalacrime ma, lo sapete, sono allergica ai luoghi
comuni e alle frasone ad effetto.
Quindi
non ricorro a citazioni d'autore per spiegarvi perché lei è a tutti
gli effetti la mia super amica. Ascolta i miei sfoghi
cercando di riportarmi faticosamente alla ragione e senza mai
emettere un giudizio (soprattutto quando le punto addosso due occhi
da Bambi se ne ho combinata una delle mie), nei momenti più
difficili così come in quelli più felici, è sempre al mio fianco
(ora con un pacco di Kleenex ora con una bottiglia di Champagne),
quando sono giù di morale sa come risollevarmelo (roba che nemmeno
l'intera produzione mondiale di Prozac ci riuscirebbe), amiamo
i cani (ai nostri abbiamo addirittura dato la voce e potremmo
passare ore a farli parlare ma sshh, non ditelo in giro!), i tatuaggi
(chi le teneva la manina quando lei ha fatto il primo, mentre io
oramai ero già a quota sei?) e la buona tavola (come cucina
lei...nemmeno Vissani), ci divertiamo come due adolescenti a
canticchiare “Il Ballo di Simone” (utile soprattutto come
elemento di distrazione quando è in macchina con me... purtroppo non
gradisce molto la mia guida sportiva!) ma anche quando la pensiamo in
modo diametralmente opposto (nella politica e nel calcio, per dire)
la divergenza di opinioni non è mai un problema, se mai uno spunto
per fingere di litigare.
Già
perché di litigare davvero, per motivi seri che magari ci portino a
prendere strade differenti non c'è proprio verso!
![]() |
| Altro che Robert Redford coi cavalli! |
«For good times and bad times / I'll be on your side forever more / That's what friends are for», recita la canzone firmata da Burt Bacharach.
E
aveva proprio ragione!
Voi
che ne pensate? Qual'è la cosa più sciocca / divertente /
strampalata che avete fatto per amicizia? O con un amico?

