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martedì 11 dicembre 2012

ESCI DA QUESTO CORPO

Per dodici anni è sempre stato così: ogni lunedì alle otto ci si trascinava (se stessi con borsoni e valigia, zeppi di libri, vestiti, viveri e cianfrusaglie, al seguito) fino alla stazione di Biella San Paolo e quasi tutti i venerdì vi si faceva ritorno (sempre che si riuscisse a prendere al volo, in perfetto stile Fantozzi – avete presente la scena dell'autobus, vero? – il treno delle 18.20... all'epoca ancora non mi era chiaro l'esatto significato di “partenza intelligente”).
Dodici anni, per un totale malcontato (in difetto) di mille viaggi, non son pochi.
Questo per dire che vanto una certa esperienza in materia.
E, statistiche alla mano, va detto che 9 volte su 10 mi è capitato di, stritolata nel microspazio di un sedile sporco e sgangherato, passare un paio d'ore con un vicino sgradito.
Sgradito” perché...
OPZIONE 1: puzza;
OPZIONE 2: russa;
OPZIONE 3: non fa che ruminare cicles accompagnando la fastidiosa masticazione col piacevole vezzo di far scoppiare la gomma una media di 15 volte al minuto;
OPZIONE 4: è un chiacchierone, disponibile nella VARIANTE A - ti sfianca attaccandoti un bottone infinito ed incollandosi a te come una lampreda di mare (ed in genere si tratta di un tipo insignificante che pesa 110 chili ed è alto come un nano da giardino) – o nella VARIANTE B – è un figo da paura ma se la tira, non ti rivolge la parola nemmeno per salutarti e passa il tempo con la bocca incollata al cellulare (cosa che ti impedisce di leggere e ti obbliga a farti i cazzi suoi).
Non va dimenticata poi l'OPZIONE 5, indipendente dalla presenza di un vicino più o meno ingombrante: avaria del mezzo di trasporto (eventualità tutt'altro che improbabile quando posi le tue chiappe su una littorina dei tempi del Duce che, per citare qualche ricorrente esempio, decide di abbandonarti lasciandoti per ore fra le risaie sotto la pioggia oppure ti costringe a viaggiare a meno dieci a dicembre causa improvvisa rottura dell'impianto di riscaldamento).
Insomma, di avventure “trenaiole” ne ho accumulate parecchie.
Per questo motivo ho letto con sommo interesse i trucchi recentemente suggeriti dal fotogiornalista Dave Seminara per assicurarsi un posto vuoto al proprio fianco:
CONSIGLIO 1 – sparpagliare le proprie cose (libri, borsa, giornali...) ovunque, fingendo che il sedile accanto al proprio sia occupato.
CONSIGLIO 2 – simulare di essere indaffarati (tuffandosi nel portatile o fingendo un'accesa conversazione telefonica) per scoraggiare ogni avvicinamento.
CONSIGLIO 3 – non guardare mai negli occhi il potenziale vicino, anche e soprattutto se il malcapitato ti rivolge la parola per chiedere se il posto è libero.
CONSIGLIO 4 – fare agli altri quello che non si vorrebbe venisse fatto a noi. E a questo proposito Dave suggerisce tre alternative: fingere di soffrire il treno / l'aereo / la nave / il bus (posizionando in bella mostra sul grembo un sacchettino per il vomito); simulare di essere un fanatico di musica inascoltabile (indossando un paio di cuffie extralarge e ascoltando a tutto volume che so... “Su di noi” di Pupo, magari canticchiando pure il brano sottovoce) e infine puntare sull'odore mettendosi in borsa un etto di taleggio invecchiato.
Io invece, dopo anni ed anni di allenamento, avevo sviluppato un mio personalissimo sistema: fissavo l'intrepido vicino con una faccia assassina tipo “Scream” fingendo di essere radioattiva.
Il successo di questa tecnica – denominata “Esci da questo corpo” - era garantito ma prima di applicarla vi consiglio di assicurarvi di non conoscere nessuno di quelli seduti nel vagone altrimenti è assicurato anche lo sputtanamento!

LA TECNICA - BETTA... PER UN SUCCESSO GARANTITO!

E voi? Avete avuto qualche epica disavventura durante un vostro spostamento? Cosa proprio non riuscite a sopportare di un vostro potenziale vicino di sedile?
Forza, condividete... mica vorrete farmi sentire la Annie Wilkes della situazione?