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giovedì 22 novembre 2012

VUOI ESSERE FELICE? FAI LE PULIZIE!

Parola di Keisuke Matsumoto.
«Chi?», mi sembra di sentirvi esclamare.
Lui è un monaco buddhista trentatreenne, che dirige il tempio Komyoji di Tokyo, e qualche settimana fa è uscito in Italia il suo saggio, “Manuale di pulizie di un monaco buddhista”.
Avendovi già spiattellato la mia fissazione per l'ordine e l'igiene, potete facilmente comprendere perché io sia all'argomento alquanto interessata soprattutto in questo periodo in cui, per qualche strana congiuntura astrale, sono sommersa più del solito da post it che mi ricordano improcrastinabili attività indoor poco amene (ovvero tutte quelle attività casalinghe – una su tutte: il cambio stagione – che affronti con un entusiasmo ai minimi storici e che alla prima buona occasione interrompi e così dopo enne giorni e/o settimane ti trovi semi sommersa da una torre di Pisa di indumenti da stirare e con vestiti di lino ancora da ritirare).
Ma ecco arrivare in nostro soccorso lui, il saggio monaco, che per ovviare a questi fastidiosi inconvenienti, cosa ci suggerisce? «Zengosaidan», espressione della tradizione Zen che significa “non rimandare”.
Eh già, bravo tu... ma come si fa?
«Dove c'è disordine, non c'è serenità. Quando ciò che ti circonda è disordine, vuol dire cha anche la tua testa è nel caos. Pertanto – spiega Keisuke – per avere la mente sgombra e serena, bisogna cominciare tenendo bene la propria casa. Sì, parlo proprio di fare le pulizie, in prima persona: per purificarsi dalle passioni oscuranti, bisogna spolverare! In Giappone, come in Europa, i lavori di pulizia sono considerati un'attività “femminile”, ma noi monaci buddhisti li svolgiamo come attività giornaliera. Ci servono per “coltivare” lo spirito e arricchire la nostra anima».
Da questo punto di vista – lo confesso – non avevo mai osservato la situazione anche se, per dirla proprio tutta, quando sono alle prese con panni da stendere, scope, stracci, detersivi, secchi, ferro da stiro e compagnia bella più che ripulire il mio karma, credo di recargli ulteriore danno data la compilation di colorite, e non sempre urbane, osservazioni che sento distrattamente uscire dalla mia bocca quando, in una atmosfera da Blade Runner cerco, tanto per fare un esempio, per la decima volta di eliminare pieghe, pieghine e pieghette che si sono formate sulla manica di una camicia del Rose.

Ma quante colpe devi espiare, caro Rose, per essere sempre tu il fortunato prescelto alla pulizia del frigo? 
Ma non è finita qui. «Nella tradizione buddhista a cui appartengo, noi monaci iniziamo la giornata pulendo il tempio: non tanto perché sia sporco, ma perché con questo lavoro laviamo via le macchie del nostro spirito. Certo, potreste dire: c'è tanta gente poco attenta alla pulizia che sembra felice. Non so, ma io penso che se riesci a essere sereno in un ambiente caotico, ci sono solo due possibilità: o sei Buddha o una sua reincarnazione», conclude Keisuke.
Lui sembra così convinto che mi fa quasi venir voglia di provare ad applicare questa forma mentis al prossimo giro di pulizie domestiche sempre che non mi suggeriate un metodo più sicuro e magari testato da voi stesse per sopravvivere allo sfibrante impegno dei lavori domestici senza perdere il mio proverbiale aplomb!

P.S. = Se è valido l'aut aut del nostro amico monaco, quante di noi vivono con accanto una reincarnazione di Buddha (perché sono certa che anche il vostro, di coniuge, ha sviluppato una capacità di assuefazione al disordine sconcertante)???