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mercoledì 11 luglio 2012

LE MERAVIGLIE DELLA CONVIVENZA – SECONDA PARTE


Qualche settimana fa, abbiamo parlato delle meraviglie (o presunte tali) della convivenza prendendo spunto dalla testimonianza di una Cassonetto's Ladies.

Ménage alla Carlo e Alice?
 Posto che su questo argomento ci potremmo fare un blog (e non è da escludere... se qualcuno mi ruba l'idea, mordo!), in questo post analizzeremo altri aspetti dell'annosa questione, partendo, ancora una volta, dal racconto di Lady V. che, con il suo inconfondibile stile, ci racconta della pigrizia del suo compagno e di come sia riuscita (SANTA SUBITO!) ad averla vinta portando sulla retta via l'indolente Ginetto (per chi non ci avesse seguito nei post precedenti – male, malissimo! – sappiate che Lady V. e Ginetto sono nomi di fantasia, adottati solo per tutelare le nostre Cassonetto's Girls ed evitare che le loro genuine confessioni vengano lette e accolte con ira funesta da fidanzati / mariti... questa precisazione giusto perché voi, pronti via!, non pensiate che il mio blog sia seguito da gente scentrata dotata di pseudonimi strani).
«Lo sapete che il mio coinquilino adorato è un ginnasta? Riesce a scavalcare a piè pari l'immondizia che gli metto davanti alla porta d'ingresso, senza prenderla in considerazione neppure per un nanosecondo. Gli ho spiegato che i suoi muscoli bicipiti non mi servono a niente se scende quattro volte al giorno le scale per uscire con le mani vuote a ciondoloni.
Invece io, donna manager, credo che se due volte al giorno porta giù la monnezza posso dargli una volta alla settimana la plastica, tre volte l'umido, una il vetro e due l'indifferenziata dove gli butto i calzini che lui non trova più. Ma la mente dell'uomo è superiore (o così crede) e pensa di spostare gli oggetti col pensiero. Esempi: la tazza della colazione lasciata sul tavolo viene spostata con forza delle meningi nel lavabo, i calzini dal fondo del letto al cesto del bucato in bagno (passando attraverso una parete, vi rendete conto?) e le mutande dallo stendino al cassetto (senza aprire il cassetto?), potere della levitazione.
Quindi ho imparato ad aspettare. D'altronde una donna coltiva l'arte della pazienza sin da piccola, a volte aspetta il principe azzurro, a volte aspetta il treno per Torino, io ho aspettato cinque giorni, che lui si accorgesse, entrando in casa, dell'odore di cadaverina e putrescina che lo accoglievano... quindi si è accorto che i suoi poteri non funzionavano più (nella monnezza avevo messo anche la kriptonite) e il giorno dopo (senza che io dicessi nulla) ha portato giù la monezza!
Ho solo dovuto indossare la mascherina al naso gli ultimi due giorni (avevo cucinato il pesce e messo le lische nella monnezza... faceva parte del piano) e bruciare più incenso che il Papa in camera da letto. Ma ce l'ho fatta, ho vinto! Impagabile.
E lui la sera, con aria da cucciolo, ha preteso anche la benedizione di coccole su quanto era stato bravo a portare giù lo schifo, senza che io parlassi (la mascherina e Fleming in sogno con le sue muffe evidentemente non erano chiari segnali).
Così ho applicato la pazienza alle altre piccole cose quotidiane: quando il totem di vasetti di yogurt vuoti è caduto sulla chitarra, ha scoperto che non si buttavano da soli, quando è rimasto senza calzini, li ha messi a lavare e quando gli ho servito la colazione nel bicchiere di carta ha iniziato a sparecchiare. Che uomo!
Ho scoperto così che posso veramente avere un rapporto alla pari senza trasformarmi in sua mamma, se alla pari intendiamo che io vedo le cose nel momento reale in cui accadono ma devo aspettare circa una settimana prima che se ne accorga anche lui».
In casa Rose invece funziona così: ci sono ambiti nei quali spadroneggia la Betta (e guai a intromettersi!) ed altri di competenza del Rose (nei quali – e che ve lo dico a fare? – la Betta si intromette, impipandosene allegramente dei divieti).
Qualche esempio?
La cucina... è il mio regno. Adoro spadellare e soprattutto rielaborare le ricette inserendoci qualche variante personalizzata (ed il mio “additivo segreto” non è lo sputo – allusione al film “Mani di velluto” di Adriano Celentano, avete presente? – a meno che a cena non siano stati invitati ospiti particolarmente indigesti!) ma... ovvio che ci sia un “ma”.
Io ho dei seri problemi con le misure, le proporzioni, i calcoli, le quantità e tutto ciò che può avere un qualche collegamento con la matematica e dintorni (altrimenti, mica avrei fatto la filologa nella vita!).
Quindi se una ricetta è per otto persone, adattarne le dosi a solo due commensali è un vero dramma.
Inizio bene (calcolatrice alla mano, foglio di carta, matita, più, meno, per, diviso....) ma poi, colta da irrefrenabile scazzo, vado a occhio.
Altro dramma.
E così quando qualcosa non mi torna perché ho clamorosamente cannato le dosi e mi trovo in alto, altissimo mare... c'è una sola soluzione: chiamare in soccorso lui, il serafico Rose che si adatta a vestire i panni del valvassore, si pone pazientemente in modalità “Ricalcolo percorso” (lo dice anche il vostro navigatore satellitare?), individua l'origine del casino (in genere con quali ingredienti ci sono andata giù senza ritegno) e si mette a ripesare, grattugiare, affettare, sminuzzare, impastare... insomma, è un Bimby vivente!
Tipo... immaginatevi la scena: siamo sposati da nemmeno tre mesi, ferragosto 2005... caldo, afa, voglia di oziare... ma... eh! eh! Alla Betta quale eccellente idea transita la mente? Di fare la frittura dolce! No, dico: la frittura dolce!

"A noi due, semolino!"
Fai il semolino, taglialo a pezzi, impanalo, friggilo... se a un certo punto non ci fosse stato il Rose, sarei ancora lì a prepararlo adesso. Com'è, come non è, devo aver un po' troppo ecceduto negli ingredienti (e alla fine della fiera, ce n'era così tanto da riuscire comodamente a sfamare l'intera Biella per un anno).
Il giardino invece è di competenza del Rose ma per dimostrare che, in caso, saprei occuparmene pure io e che con zappe, rastrelli, decespugliatori e compagnia briscola io ho un'invidiabile dimestichezza... ecco... un bel giorno, mentre la mia dolce metà tentava di farsi un sonnellino postprandiale... WROAM! WROAM! Parte il tagliaerba con la Betta dietro a rincorrerlo (e vi dico solo che il mio prato è tutto un sali e scendi)!

Che donna versatile: dalle pergamene antiche al rastrello!

Da allora ho capito che “manutenzione del giardino” UGUALE “Rose's affaire”.
E va bene così!

PiEsse = E voi? Come siete? Delle pazienti Lady V. o delle pasticcione come la Betta? Degli scansafatiche alla Ginetto o dei duttili Rose?