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giovedì 8 novembre 2012

MA CHE FREDDO FA...

No, no... non parlo di temperature e di clima ma, come suggerisce Nada nella sua canzone, di una grande passione che improvvisamente si spegne.
Anzi, restando in ambito musicale, c'è un brano che calza a pennello col post di oggi. Avete presente “Il flamenco della doccia” di Daniele Silvestri (e soprattutto il pezzo che fa: «se non vuoi farti monaca di Monza non lasciarmi senza / perché questa ignobile astinenza / credo che mi ucciderà / Insomma dammela, ti prego dammela / non puoi tenertela, non puoi negarmela / non è la favola di Cenerentola / nemmeno al principe gli c'è voluta / questa eternità») ???
È infatti di questi giorni la notizia di una coppia fiorentina il cui rapporto è imploso dopo sette anni (dico SETTE) di vita ascetica imposti dalla moglie al marito, in seguito alla nascita della prima (e unica) figlia.
Coniuge freddino a letto? È lui / lei il colpevole della fine del matrimonio. Per la Cassazione infatti colui che si nega sessualmente contravviene ai doveri coniugali ed è quindi responsabile della rottura del matrimonio. Il che vorrebbe dire, secondo i supremi giudici, che in simili casi di “sedatio concupiscentiae” scatta la separazione con addebito sulle spalle di colui o colei che sfugge alle avances del partner.
Nella sentenza 19112 si legge: «Il persistente rifiuto di intrattenere rapporti affettivi e sessuali con il coniuge, [...] provocando frustrazione e disagio e, non di rado, irreversibili danni sul piano dell'equilibrio psicofisico, costituisce gravissima offesa alla dignità e alla personalità del partner». Perciò tale condotta «legittima pienamente l'addebitamento della separazione, in quanto rende impossibile al coniuge il soddisfacimento delle proprie esigenze affettive e sessuali e impedisce l'esplicarsi della comunione di vita nel suo profondo significato».
Insomma, a volerla dire in termini più spicci, «il rifiuto dei rapporti sessuali quando è intenzionale è una violazione dei doveri che derivano dal matrimonio», chiosa un avvocato in proposito.
Ora: in un matrimonio ci sono ics mila incombenze pallose che però dobbiamo svolgere ma anche altrettante sollazzevoli amenità che, viva Iddio, ci fa piacere vivere insieme al partner. Ça va san dire che se il sesso rientra nella prima invece che nella seconda opzione, c'è qualcosa che non va. Comunque, senza voler rubare il lavoro a Willy Pasini, se pensa che l'unione valga la pena di essere salvata, una soluzione, la coppia, in un modo o nell'altro la trova... Io la vedo così!

Documentatevi, gente! Il pericolo della sedatio concupiscentiae è dietro l'angolo!
Per buttarla sul ridere, come deterrente allo sciopero del sesso, care donne, io vi suggerirei di figurarvi questa tutt'altro che remota eventualità: a non concedersi per lungo tempo e senza un motivo concreto, correte il rischio di vedere il vostro lui trasformarsi nel “Don Mignotte” cantato dai Prophilax (canzone che vi consiglio di ascoltare, conscia del fatto che confessandovi questi gusti musicali mi sono giocata quel minimo di credibilità di cui ancora godevo)... forse è meglio correre ai ripari per tempo!
E voi? Che ne pensate? Vi è mai capitato di inventarvi qualche panzana per disertare il talamo? Se sì, esaurita la scusa del mal di testa, a quale bislacco escamotage siete ricorsi?
P.S. = Per una questione di privacy, questo giro sono ammessi anche commenti in forma anonima o che suonino tipo «Una mia amica dice che...».