Visualizzazione post con etichetta San Valentino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta San Valentino. Mostra tutti i post

giovedì 14 febbraio 2013

I HAVE NEVER LOVED YOU MORE

Avviso importante:
la lettura di questo post è sconsigliata
a chi soffre di diabete
e a chi è appena stato dal dentista
e non vuole tornarci presto per carie diffuse ai ¾ dei denti

Parliamoci chiaro: di scrivere un post zuccheroso in occasione di San Valentino io non ci pensavo proprio. Il fatto è che sono assolutamente contraria all'usanza di dedicare una giornata a questo o a quello, vuoi alla mamma, vuoi agli innamorati, vuoi alla donna... La mamma, gli innamorati, le donne esistono 365 giorni l'anno, mica ce se ne ricorda in uno soltanto.
Tanto più che a me il 14 febbraio porta una sfiga inenarrabile (ve ne racconto solo uno, il San Valentino del 2006. Primo anno di matrimonio. Finito il lavoro nell'archivio pulcioso, mi fiondo a fare la spesa e poi a casa convinta, con i superpoteri di cui non dispongo, di riuscire in un'ora e mezza – tempo che mi separava dall'arrivo del Rose – a fare nell'ordine: cenetta a lume di candela articolata in antipasto, primo, secondo e dolce, rassettamento veloce della casa, doccia e restauro. Il mio piano si è arenato miserevolmente al punto uno, quando sovrappensiero ho immerso il minipimer nella terrina. Dimenticandoci dentro il dito. Vi tralascio il seguito splatter. I miei funambolici programmi per la serata sono miseramente naufragati ma io – se la cosa vi può interessare – ho ancora dieci dita. Dicono che si dovrebbe sempre cercare il lato positivo!).
Ma non divaghiamo.
Si diceva della mia reticenza a parlare di San Valentino, cioè di quell'amore eccessivamente magnificato nelle canzoni e nei libri che si leggono sotto l'ombrellone, insomma di quel concetto di amore idealizzato e poco aderente al reale (d'altronde si sa come vanno le cose: all'inizio ci sono le farfalle nello stomaco, si hanno gli occhi a forma di cuore, ci si sente in preda a una incontrollabile dissenteria emotiva. Ma poi gli slanci passionali si placano, subentra la routine e inizia la lagnosa tiritera del «Non sei più come una volta»... ma questa è materia buona per un altro post).
Poi ho guardato il calendario, i miei post escono generalmente di giovedì e così ho pensato fosse un eccellente pretesto per dimostrare che d'amore una donna può anche parlare senza per forza cadere fastidiosamente nel melenso.


Tanto più che ad illustrare il concetto ho scelto l'esempio offerto da due uomini.
Partiamo da Barack Obama. Le avete sentite tutti le parole dedicate alla moglie sul palco del McCormick Center dopo la sua rielezione il 6 novembre 2012?
«Non sarei l'uomo che sono oggi senza la donna che vent'anni fa ha accettato di sposarmi. Lasciate che lo dica pubblicamente: Michelle, non ti ho mai amato tanto».
Permettetemi un triviale ma genuino “STICAZZI!”.
L'altro esempio è un po' più triste ma ugualmente paradigmatico di un grande, anzi eterno, amore.
Lui è il magnate della pubblicità Maurice Saatchi il quale in una recente intervista al “Sunday Times” ha dichiarato che dopo la scomparsa nel giugno 2011 dell'adorata moglie Josephine (cioè la celebre scrittrice irlandese, autrice de “Il Danno”, Josephine Hart) per lui «continuare a vivere è un tradimento oltre che un gesto di puro egoismo».
Ma non è tutto. Lord Saatchi, che ogni mattina è solito far colazione sulla tomba della consorte per continuare a sentirla vicina, ha confessato di augurarsi di riuscire a raggiungerla al più presto: «Il mio amore per Josephine è stato talmente forte che ci ha fatto diventare una persona sola. E questo niente e nessuno lo cambierà mai».
Nemmeno la morte.
Se l'amore è amore, direbbe Venditti...