...
cantava il buon Julio!
Ma
in realtà, che il viaggio sia lungo o breve, che si tratti di una
delle peregrinazioni lavorative transoceaniche del Rose o di una
piacevole gitarella di coppia, poco importa: la preparazione della
valigia per me rappresenta da sempre un supplizio!
Tutta
colpa di uno choc infantile? Può essere... Quando a luglio si
partiva per il mare, Mother Angel (se il Rosa è diventato
Rose, vorrete mica che non anglicizzare anche la mummy?), infatti, da
donna super precisa quale è, riusciva ad allestire delle valigie che
sembravano delle opere d'arte, garantendo, grazie a studiati giochi
d'incastri, non solo di farci stare dentro la roba di tutta la truppa
ma soprattutto l'assoluta integrità di ciascun pezzo: in pratica, la
sua maestria nel disporre biancheria, vestiario, libri, trucchi,
medicine, giochi e quant'altro era tale che di certo nemmeno una
camicia di lino veniva estratta spiegazzata.
Vette
inarrivabili per me, lo ammetto!
Nel
tentativo di emulare cotanto esempio, ho dato il meglio di me sin dai
primi viaggi di piacere con la mia dolce metà.
Io
ho due tipi di valigie: quelle tristi, cioè quando a partire è solo
uno della coppia (e nove su dieci quell'uno non sono io) e quelle
felici. Esautorata da tale incombenza nel caso delle prime
(«Perché?», vi chiederete voi... beh, andate al PiEsse Uno,
se siete così curiosi!), mi sono concentrata solo sulle seconde.
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| L'ODIOSAMATA VALIGIA BLU |
E
questo aneddoto illustra, meglio di tanti giri di parole, quali siano
stati i risultati.
Dicembre
2001, primo week end fuori porta insieme.
Meta:
Toscana (mica
uno sperduto
paesino sulle montagne del Sichuan, ma nonostante questo: macchina
stracolma di valigie, zeppe di ogni ben di Dio per qualunque
evenienza, epidemie, inondazioni, carestie e invasioni di cavallette
comprese).
La
nostra camera si trovava nella zona più deserta della struttura e
l'albergo era, ovviamente, privo di ascensore Ma la prospettiva di
doversi trasportare tutto il ponderoso armamentario stile camallo su
per cinque piani di ripide scale non ha spaventato di certo il
ginnico Rose.
Se
non che arriviamo all'ultima valigia, quella rigida blu con i
vestiti.
Certa
di non aver ereditato l'abilità materna nel riuscire a non
sgualcirli, intimo: «Per
carità, portala su orizzontalmente se no si spiegazza tutto!».
Fedele
al diktat della fidanzata, il prode eroe, quasi giunto alla meta,
proprio sul finire del martirio, calcola male il numero degli scalini
restanti e inciampa.
Voi
vi aspettereste che avesse mollato la valigia all'aria e fosse finito
spiaccicato a quattro di bastoni sul pavimento, come la scena di un
cartone.
E
invece l'epilogo è stato, se possibile, ancor più comico...
ovviamente solo per gli astanti!
Pur
di non deludere le disposizioni ricevute (stavamo insieme solo da
pochi mesi, va precisato!), il caparbio Rose decide di mantenere in
piano la valigia col suo prezioso (!) contenuto e, immolandosi
stoicamente per la causa, atterra sulle ginocchia, con un tonfo tale
da richiamare pure il proprietario che mezzo addormentato se ne stava
in reception (esattamente cinque piani sotto rispetto a dove ci
trovavamo noi).
Da
allora le mie valigie si sono fatte più spartane e il loro trasporto
non è più sottoposto a vincoli geometrici (le valigie sono dotate
di ruote? Usiamole! E chissenefrega se la roba all'interno si rovina
un po'!) ma ogni volta che carichiamo in macchina la valigia blu, è
automatico riandare col pensiero a quell'inverno di undici anni fa e
soprattutto alla reazione della Betta che voi forse crederete si sia
precipitata in soccorso del suo uomo... NOOO! Mentre lui
cercava di tranquillizzarla, lei, per nulla allarmata circa le
condizioni del suo menisco, se ne stava in un angolo, con le lacrime
agli occhi, quasi svenuta dal ridere (cosa che ha fatto per circa
mezz'ora, anche davanti all'espressione incredula del Sopravvissuto)!
La
riconoscenza è morta, gente!
PiEsse
Uno = Già... perché mai mi è stato (già al terzo mese di
convivenza) categoricamente proibito di collaborare alla preparazione
della valigia quando il Rose parte per i suoi viaggi di lavoro?
Presto detto. Immaginatevi la scena: valigia per terra, pila dei
boxer e delle calze da un lato, camicie, cravatte, giacche e
pantaloni sparsi sul letto.
La
Betta, al cui confronto Mario Merola nelle sceneggiate sarebbe
risultato un dilettante, con aria distrutta fa il suo ingresso nella
camera, Kleenex alla mano. Prende un boxer, lo posa con fare
disperato in un cantuccio della valigia, guarda il povero Rose
sfoggiando la più straziante delle sue espressioni (roba che nemmeno
un cane della LAV riuscirebbe a intenerirvi tanto) e gli chiede con
la voce rotta dal pianto: «Oh... parti! Hai presente dieci giorni
senza di te?».
Altro
paio di boxer, sospirone, uno sguardo alla roba sul letto, uno
sguardo alla valigia (ancora semivuota dopo mezz'ora), uno sguardo al
Rose questa volta sfoggiando un paio di occhi a forma di cuore: «E
se capita qualcosa di brutto mentre tu non ci sei?», cui segue una
lagnosa cantilena contenente un nutrito elenco di enne possibili
disgrazie, capace di sfiancare anche il tetragono e serafico coniuge
(il quale forse nel frattempo inizia a considerare che tutto sommato
le 12 ore di volo e successivo tour de force lavorativo in
terra straniera che sta per sciropparsi sono una punizione meno
crudele della pièce tragica in corso).
Un
bel giorno, giunti al terzo paio di boxer, tenuto conto di tutto
quello che ancora va inserito e calcolando il tempo sino a quel
momento impiegato per metterci dentro due-boxer-due, il
paziente Rose ha pensato bene, giusto per non giocarsi la suite in
Paradiso che si è meritatamente guadagnato in questi dodici anni, di
stoppare il copione e giocare in contropiede.
Da
allora la valigia viene preparata nottetempo o sfruttando una mia
temporanea assenza.
Come
dargli torto, d'altronde?
Quanto
a me... devo riconoscere che ad un festival d'arte drammatica, farei
la mia porca figura!
PiEsse
Due = Si è mai sentito di un cassonetto chiuso per ferie?
Certo che no! E quindi, penserete mica che proprio il mio vada in
vacanza? Ligia al dovere come una farmacia di turno, resto in
attesa in queste afose giornate agostane, dei vostri commenti, sia
che siate comodamente svaccati sotto un'ombrellone in riva al mare,
sia che vi stiate trascinando al lavoro per le strade semideserte
della vostra città!
Se
non è devozione questa, cari i miei Cassonetto's boys & girls!

