Ieri sul Corriere della Sera ho letto un articolo nel quale si disquisiva su quello che per molti rappresenta uno spauracchio anagrafico non da poco.
Hai una collezione di
cd ma non ne compri uno da anni?
I brani della band che
ascoltavi quando andavi alle superiori ora passano sulle stazioni di
rock classico?
Tutto quello che ti
sembra accaduto un paio di anni fa in realtà risale ad almeno 10-15
anni addietro?
Sei sempre più
preoccupato per la tua pensione?
Mtv, canale
televisivo con il quale siete cresciuti tu e la tua generazione,
adesso parla un linguaggio a te incomprensibile?
I film che al
liceo consideravi imperdibili (Friends su di tutti) adesso sono
trasmessi in seconda o addirittura in terza serata?
Ma soprattutto: hai
sviluppato un'insana passione per il divano e passare una
serata steso comodamente in poltrona è diventata un’abitudine a
cui si rinuncia con difficoltà?
Se si è risposto
affermativamente alle sette domande, secondo il giornalista,
significa che si sta per varcare (o si è già varcato) la soglia
degli “anta”.
Ora, tralasciando il
fatto che non vivo l'approssimarsi di tale traguardo con angoscia –
forse perché ho ancora un paio d'anni di buono – e credo che ogni
età abbia i suoi pro e i suoi contro (ma in genere i primi non
sappiamo apprezzarli perché troppo presi a lamentarci dei secondi
salvo poi rimpiangerli entrambi ad anni di distanza), rilancio con i
miei personalissimi cinque inequivocabili segni del passare del
tempo:
hai
una casa piena di scale e alla decima volta che affronti la rampa
vieni colta dagli stessi sintomi avvertiti da Fantozzi
all'attacco del
colle del Diavolo durante la coppa Cobram:
asfissia, occhi pallati, arresti cardiaci, lingue felpate, aurore
boreali, miraggi;
se
tiri le tre del mattino gozzovigliando
sconsideratamente, il giorno successivo sei in
coma vegetativo
fino a pomeriggio inoltrato;
si
inizia ad essere redarguiti di ripetitività
(scena tipo: «Dobbiamo ricordarci di prendere il detersivo per la
lavatrice, te l'ho già detto?», varcando la soglia del
supermercato; risposta: «È solo la quinta volta, 'more!»);
la
tua estetista ti suggerisce di iniziare precauzionalmente ad usare
una crema
antirughe, primo
step di un inevitabile restauro conservativo;
al
tuo parrucchiere capita sempre più spesso di farti osservare che con
lo shatush si
ringiovanisce di cinque, sei anni come niente.
“Quarant'anni è
un'età terribile. Perché è l'età in cui diventiamo quello che
siamo”, sosteneva Charles Péguy.
Pur condividendo la
seconda parte dell'affermazione del poeta francese, dissento sulla
scelta dell'aggettivo: la terribilità o meno dipende da come ognuno
è in grado di giocarsi la partita!



